sabato 1 ottobre 2016

1 OTTOBRE 2016 - OASI DI PENTIMELE DI REGGIO CALABRIA...GLI IRRIDUCIBILI STAGIONALI PENSIONATI

MOLTI ANNI FA, IL PRIMO OTTOBRE SI COMINCIAVA AD ANDARE A SCUOLA, MA NON TUTTI...SI MARINAVA NEL VERO SENSO DELLA PAROLA, SI "ANDAVA A MARE". NOI, OGGI 1 OTTOBRE 2016, SIAMO ANDATI DIRETTAMENTE ALLA MARINA, PER DIRLA BREVE E CON PAROLE D'ANNUNZIANE :
"Ottobre, andiamo. È tempo di migrare.Ora in terra di Aspromonte i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all'Oasi selvaggia che verde è come i pascoli dei monti.
NON TUTTI SIAMO FELICI, VORREMMO ESSERE TRA PIOGGIA E NEVE, CON CAPPELLO E CAPPOTTO, MAGARI CON UN BEL OMBRELLO CHE SA DI INGLESE E FA PENDANT, INSOMMA ELEGANTI E NON SCIALBI, CON NIENTE ADDOSSO, ABBRONZATI, TRA LE PALME E IN UN POSTO CHE SI CHIAMA OASI DI PENTIMELE DI REGGIO CALABRIA. SIAMO, IN EFFETTI PRIGIONIERI DELLE "SEI CELLE". DOMANI, SE QUALCUNO NON CI SALVERA' DA QUESTA OPPRESSIONE, SAREMO ANCORA QUI E SARA' IL 2 DI OTTOBRE...CHE PAZIENZA RAGAZZI !!!
Salvatore Marrari RC 1 ottobre 2016
































sabato 10 settembre 2016

DAL PRIMO VOLUME DI “REGGIO CALABRIA BELLA E GENTILE” DI ENZO LAGANA’ E ENZA BARBARO EDIZIONI SINEFINE PAGINA 69. VITA DEI “CAFFE’” NELLA VECCHIA REGGIO DI GAETANO SARDIELLO

Gaetano Sardiello

Deputato del Parlamento italiano
 Nato a Catania (Sicilia) il 6 ottobre 1890 Deceduto il 23 agosto 1985 a Reggio Calabria Laurea in giurisprudenza; avvocato. Il suo studio era in Via Crocefisso a Reggio Calabria




Nello sfondo bisogna pensare la vita semplice, ma pur appassionante, di quasi cinquant’anni or sono (qualche anno prima che il terremoto, sconvolgendola, la trasformasse) nella piccola cittadina di provincia, di cui gli aspetti esteriori prendevano spesso toni caratteristici, alcuni quasi stagionali, da colori, da odori diffusi per le strade, da voci che parevano familiari anche quando più estranee…
Vita di un piccolo mondo che si alimentava, come di autentiche profonde passioni, dell’amore e del gusto dei “trattenimenti” nei circoli di riunione, delle scampagnate in occasione delle feste nazionali, della stagione lirica teatrale, della musica in piazza, nell’orgoglio delle “banda cittadina” tradizionalmente diretta da insigni maestri…
e che, nello stesso tempo, a quei sorrisi d’arte e di vita associava il più fervido ardore della lotta nei contrasti politici ed amministrativi, che improntavano la cronistoria del tempo….
     Punto d’incontro di molte personalità in vista (uomini della politica, artisti,professionisti, studiosi in cerca di distrazioni, elegantoni che amavano mettersi in mostra e soprattutto giornalisti, che vi facevano quasi il centro di raccolta e di trasmissione delle notizie nonché il saggio dei relativi commenti) erano i CAFFE’…Reggio ne ebbe, per la sua vita di allora, diversi e caratteristici, allineati lungo il Corso Garibaldi nel quale la vita cittadina si accentrava. Non dirò di quelli di un tempo più antico allora già scomparsi e senza lasciare ricordo tranne la BIRRERIA :
un ritrovo di pochi vani davanti un atrio ombreggiato, in un angolo della “piazzetta” (come allora veniva intesa la Piazza Italia) e che negli anni ai quali mi riferisco, se ancora serviva méscite, lo faceva soltanto per una cerchia ristretta di frequentatori, avendo già, se non del tutto abbandonato, profondamente modificato la sua antica destinazione, divenendo sede delle prime organizzazioni socialiste (il partito, la Camera del lavoro) talché ai tavoli o nella saletta più grande, e qui per discutere o comiziare od ascoltare conferenze, assai raramente si vedevano volti diversi dai consueti, tra i quali immancabili MATTEO PAVIGLIANITI, il barone Peppino Mantica, Bruno Surace, Davide Pompeo, Luigi Crucoli, i pionieri reggini, insomma, dell’azione socialista.







REGGIO CALABRIA 11 NOVEMBRE 1956 - LA MORTE DEL POETA MATTEO PAVIGLIANITI E I SUOI “SPECIALI” FUNERAL

Fu l’occasione ultima per Nicola Giunta e Gaetano Cingari,per recitarne le  virtù nel discorso di estremo saluto  per l'amico  e ispiratore, la’, in  Piazza  Castello, dove  i compagni  socialisti  avevano portato ed  accompagnato  il  feretro  da Via Macello, luogo del suo domicilio, superando il Calopinace,  percorrendo quella parte  di Corso  Garibaldi  che  era  stata il  "Salotto di Don Matteo". Tutti i proprietari degli esercizi pubblici  della   strada,  a  quel  passaggio, chiusero i negozi in segno di lutto, commentando, qualcuno in lacrime, la perdita di un grande amico, un grande uomo che usava verseggiare incontrandoli. Tengo a dire, per dovere di cronaca, che il prete pro tempore della vecchia e baraccata chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Via Galileo Galilei, chiamato dalla nipote Annina, del poeta intendo, che, tra l’altro, era buona amica del sacerdote ed una affezionata fedele di quella chiesa, non volle benedire la salma, ne officiare i servizi funebri perché il defunto era un socialista, dicendole chiaramente :” Mi dispiace Nannina, ma tuo zio era socialista e non posso officiare”. Furono i compagni di partito a dirottare il feretro, trainato da carrozza e cavalli, che  senza aver cura delle proteste dell'uomo, conosciuto  come ‘U CAVIALI, che stava  a  cassetta. Realizzarono  una pacifica protesta alla chiesa cattolica, fermando la bara, con una sosta di pochi minuti, di fronte alla cattedrale, tale da sembrare una scena da film, più recente, di "Don Camillo e l'Onorevole Peppone". Erano di quelle cose che, facilmente, accadevano nella vita pratica di quel tempo, ma senza alcuna violenza, perché i militanti dei partiti socialcomunisti erano considerati dalla chiesa di Roma eretici e fuori dalla legge di Dio. Sta di fatto che per Matteo Paviglianiti fu come una seconda e ultima purga"; fu punito in vita e in morte, dal fascismo  prima e dalla chiesa di Roma nel suo trapasso dopo.



Salvatore Marrari  RC 1 maggio 2007



















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