IL giovedì 4 marzo 2010, viene pubblicato da "Repubblica" il seguente articolo :
SLITTA LA BEATIFICAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II
ROMA - " Papa Wojtyla non potrà essere fatto santo subito. La Commissione medica del Vaticano ha infatti "bocciato" il primo miracolo - quello della guarigione della suora francese - portato a sostegno del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II. La decisione è stata presa in considerazione del fatto che nel caso della suora francese la diagnosi di Parkinson non era certa e che da alcune forme di parkinsonismi si può guarire. Alla luce di ciò, la Commissione medica ha chiesto alla Postulazione di presentare un altro miracolo, scegliendo tra i 271 sui quali sono state raccolte documentazioni.( Se questo era il migliore, cosa saranno mai gli altri 270 ? )
La richiesta di cambiare il miracolo sul quale dovrà esprimersi la Commissione medica è stata comunicata subito al postulatore, monsignor Slawomir Oder, in modo che il processo possa procedere rapidamente e senza problemi. Sul nuovo miracolo - tra i 271 segnalati molti sono "italiani" - dovrà prima però esprimersi un tribunale diocesano e questo richiederà il tempo necessario. Solo allora potrà quindi riunirsi nuovamente la Commissione medica. In linea teorica, è possibile che la nuova istruttoria possa tornare all'esame della Congregazione delle Cause dei Santi entro l'inizio dell'estate ".
Le mie perplessità su questa storia non sono i miracoli che chiunque può dire di aver assistito o ricevuto e ne risponde in proprio se sono vere affermazioni o invenzioni, ma la creduloneria della maggior parte della gente. Come si può accettare che dei preti possano sostituirsi a Dio ed avere in mano il potere del Suo giudizio : Porporati che costruiscono Santi per allargare gli altari delle loro chiese e adepti che accettano tali fandonie pur di strofinarsi con questi poteri e tenerseli cari per i mille scopi della vita. Si notino in primis i politici italiani che in ogni loro discorso tengono a precisare le loro tendenze cattoliche, apostoliche e romane.
Ma ci prendiamo per il culo ?
Ma la causa di beatificazione è andata avanti ed il primo maggio dell'anno corrente Wojtyla sarà nominato. Mi domando : ha riaperto l'indagine la stessa commissione medica o è stata sostituita con altra più consenziente ? Sapete che la salma sarà traslata dalle tombe vaticane sino all'interno della Basilica e sapete cosa significa per la chiesa ricevere, il primo maggio, le centinaia di migliaia di turisti che trovansi a Roma per tutte le ricorrenze che si commemorano in quella giornata ? UN BUSINESS ! ( Con il termine core business si intende l'insieme delle attività principali che contribuiscono maggiormente alla produzione del fatturato. Ad esempio, il core business di un'azienda automobilistica è produrre automobili, IL CORE BUSINESS DEL VATICANO E' ARRICCHIRE LO IOR )
IOR non significa Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ma l'Istituto per le Opere di Religione (meglio noto e comunemente conosciuto come Banca Vaticana) è un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII (altro probabile santo) e con sede nella Città del Vaticano. È erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede, compito invece svolto dall'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Il suo direttore generale riporta direttamente ad un consiglio di amministrazione composto da cardinali che a loro volta rispondono al Papa. L'attuale presidente è Ettore Gotti Tedeschi.
Lo IOR è stato più volte coinvolto in scandali, finanziari e non, fra i quali spiccano l'"affare Sindona" e il crac del Banco Ambrosiano.
O GESU', RITORNA ! A TE E SOLO A TE, NOSTRO SIGNORE, IL COMPITO DI GIUDICARE I SANTI E DI COMPIERE MIRACOLI...SE VUOI E SE SONO NECESSARI...TI PREGO PERCHE' NE FACCIA UNO SOLTANTO...SE PUOI LIBERACI DA QUESTO MALE !!! A M E N
Questo blog nasce perché m'è venuta voglia di scrivere,lo faccio nel rispetto delle leggi e dei regolamenti che mi sono stati prospettati.Non ho alcuna ambizione perché non sono nessuno anzi,in termini pirandelliani, mi definisco : UNO, NESSUNO, CENTOMILA .
venerdì 21 gennaio 2011
sabato 1 gennaio 2011
NOTTE MAGICA A REGGIO CALABRIA 30 DICEMBRE 2010 CORNAMUSE DI GLASGOW

IL 30 DICEMBRE 2010 SERATA MAGICA A REGGIO CALABRIA CON LE CORNAMUSE SCOZZESI, da Glasgow alle rive dello Stretto per far vivere ai reggini le particolari melodie delle cornamuse scozzesi. In abiti tradizionali, quindi con il classico ‘kilt’ ed i tipici copricapo, infatti, ha sfilato sul Corso Garibaldi la banda musicale “The Mid South Highland Pipes and Drums”, diretta da Ronald Naden. Un momento di musica ed allegria scandito da musiche scozzesi ma anche dall’esecuzione dell’Inno di Mameli che hanno allietato i reggini. In tour nel Bel Paese già da qualche giorno, l’ensamble è stato contattato dall’assessorato comunale al Turismo e Spettacolo con lo scopo di animare queste giornate di festa con un tocco di originalità, affidandoci ad un gruppo di musicisti eccezionali, la cui professionalità è unanimemente riconosciuta dal momento che sono soliti esibirsi nelle più importanti realtà europee.
Le meraviglie di Reggio Calabria APRI QUESTO LINK
martedì 7 dicembre 2010
PODARGONI, UN BORGO IN ABBANDONO
E' PODARGONI QUEL DELIZIOSO BORGO ALLE PORTE DI REGGIO CALABRIA ORMAI ABBANDONATO DA TUTTI. IL SUO NOME SIGNIFICAVA : AI PIEDI DEL MONTESe un uomo, uno dei vecchi "pudargunoti", così sono chiamati gli abitanti nel nostro dialetto, morto cento anni fa, avesse la possibilità di tornare in vita, su questa terra, con una miracolosa resurrezione, rimarrebbe di certo profondamente impressionato e sconvolto dal deserto esistente nella sua Podargoni e anche dalla vita dei nostri giorni. Nello stesso tempo avrebbe la possibilità di conoscere la formazione di una nuova e piccola foresta, vedrebbe le liane tra le vecchie case abbandonate, una natura selvaggia invadere quelle aree che un tempo erano abitate e civilizzate, vedrebbe strade tortuose e impraticabili. In questa frazione, delizioso borgo quasi totalmente abbandonato, ci vivono stabilmente tra le 30 e le 40 persone, praticamente nel fondovalle del torrente del Gallico, a circa 500 metri di altitudine, circondata da vette che superano i mille metri di altezza, siamo in zona preaspromontana.
A seguito di una perizia, ahimè, fatta da un geologo, scatta un allarme non di piccole proporzioni : il costone che si trova a monte della strada non è stabile, rischia di franare da un momento all’altro". E così, che nell'anno 2008 viene chiusa ufficialmente l'unica strada provinciale, cosìcché, l'autobus di linea, unico mezzo pubblico, economico e funzionale è costretto a fare capolinea nella vicina frazione di Schindilifà, non va oltre e i nostri cari paesani, per raggiungere la città, Reggio Calabria, devono percorrere circa 2km a piedi per raggiungere l'aspromontana strada Gallico-Gambarie e prendere la corriera extraurbana che impegna più tempo e maggiori costi. Si diceva che la strada dianzi menzionata è ufficialmente chiusa, ma in effetti ci passano ugualmente tutti i mezzi privati eludendo la segnaletica.
Podargoni è l'esempio tipico di vecchie aree grecaniche in abbandono per incapacità politiche o perché i costi di manutenzione sono considerati esosi per i servizi che si devono a poche poche persone. Tutte queste cose c'impongono riflessioni e mutamenti, perché non ne abbia a soffrire una terra come la Calabria, in cui sono tantissime le grandi occasioni di rilancio e sviluppo che non vengono sfruttate. Se la Calabria è annoverata tra le regioni italiane, come tale, dovrebbe avere gli stessi diritti delle altre, del Trentino o della Lombardia, anche queste hanno piccole frazioni interne e montane, ma funzionali; Podargoni stessa sarebbe da considerare alla stessa stregua di quei piccoli villaggi nordici a parità di abitanti, questo borgo chiede i diritti spettantegli perché i doveri verso lo Stato li espleta comunque, bene e sempre.
Podargoni è un borgo davvero delizioso e, se fosse ben collegato con le zone costiere, potrebbe avere il territorio valorizzato con il ritorno dei suoi emigrati e, in qualche maniera, diventare un ritrovo artistico, turistico e culturale di tutto rispetto, soprattutto per la posizione e la natura che lo circondano, creandosi, anche, un turismo naturalistico, di fascino suggestivo, come dimostrano i vicoletti e le vecchie pittoriche abitazioni. Passeggiando tra queste stradine si odono suoni di campagna, lo scorrere della fiumara del Gallico, il canto degli uccelli passeracei, cardellini, canarini, pettirossi e capinere, si respira il profumo della storia e l'essenza di chi, in questo posto, ha lavorato per la vita dei secoli, si, perché qui il tempo sembra essersi fermato. Sembra un paese fantasma come lo sono Pentidattilo e Rogudi che, ad oggi, rappresentano le occasioni sprecate di sviluppo e valorizzazione di cui si parlava poco fa.
Le 1.500 persone che ci abitavano sino alla metà del secolo scorso, non troppo lontano, non sono più ed i loro figli e figlie non hanno più trovato la forza di vivere in questo, pur splendido, posto senza più i minimi servizi essenziali, scuole, poste, trasporti, sanità, farmacie, elettricità e acquedotto( L'acqua in casa e la luce erano arrivate tra il '50 ed il '60 ).
Eloquenti sono le immagini che scorrono veloci, che vorrebbero abbracciare in pochi istanti, secoli di vita vissuta con i segni tangibili di una popolazione di laboriosi artigiani, agricoltori e pastori, ma anche di intellettuali.
Siamo in un luogo splendido, lungo il ciglio della strada uliveti pronti alla raccolta delle olive, il profumo è intenso, la bellezza del posto non cozza affatto con la natura e le sue spontaneità e le immagini delle vecchie abitazioni sembrano non contrastare con lo splendore dei colori della natura medesima, dei suoi profumi, delle sue tonalità. E piccoli "santuari" improvvisati, tra le vie del borgo, dove la gente vive la propria fede, sono posti a servizio di chi, la sera, al vespro, vuole recitare una preghiera, una richiesta, per i figli lontani emigrati, forse in altro continente, perché Podargoni è stata abbandonata dagli uomini ma non è stata abbandonata da Dio.
Dai colli più alti fanno capolino i vicini paesi, le comunità di Santo Stefano e Sant’Alessio d'Aspromonte, così come il corso della fiumara del Gallico ed un fantastico, tra i tanti e numerosi, mulino ad acqua. Torniamo in città, ci inoltriamo verso Reggio Calabria, verso il mare dello stretto, tra Rhegion e Zancle, ed ancora un panorama grandioso ci riempie di orgoglio, l'essere stati, e forse lo siamo ancora, cittadini dello splendore calabro-greco, quella civiltà descritta sui libri di storia, partita dalla Calcìde per abbracciare le sponde joniche e tirreniche della nostra bella penisola, la Magna Grecia.
La frenesia, il tram tram cittadino, il traffico automobilistico ci esauriscono e ci innervosiscono, pensiamo di fare "macchina indietro", tornare in quell’idilliaco mondo rurale basato su ritmi impressi dalla natura, dove contano ancora le stagioni, dove l’aria è ancora pulita ch'è un piacere respirarla ed, a pieni polmoni, volgiamo lo sguardo al cielo per ringraziare il Buon Dio di ciò che ci ha regalato.
Crediamo che Podargoni vivrà ancora...forse...nei nostri più bei ricordi.
sabato 27 novembre 2010
11 novembre 2010 - Commemorazione di Matteo Paviglianiti
Ieri, 11 novembre 2010,( è passato da circa un'ora e mezza) ricorreva la data
in cui il poeta e filosofo socialista Matteo Paviglianiti, nato l'1
maggio 1874, mio prozio, fratello di mia nonna paterna, moriva...erano
circa le 16,30.L'indimenticato Matteo Paviglianiti ha dedicato
la sua vita al lavoro di barbiere, alla ...poesia
dialettale ed all'allora emergente politica socialista. Autodidatta, ma
finedicitore e filosofo, cantore in positivo della realtà geografica
reggina, Matteo era un fedele, non ecclesiastico, del buon Dio presente
in ogni suo verso. Le sue pubblicazioni, oggi conservate alla biblioteca
comunale della città, sono "U specchiu da vita" e "Lacrimi". Fu tra gli
otto fondatori del Partito Socialista di Reggio Calabria, ove si
riunivano come cooperativa "Vittorio Veneto" e, successivamente, "La
Vittoria", nella "Piazzetta", oggi "Piazza Italia". Il suo salotto era
quella parte della città che va dal Calopinace sino a Piazza Camagna e
nel suo negozio sito in Via Apromonte n° 10 (la strada che da piazza
Garibaldi porta ai mercati generali). Quì, nei Bar Giorgio( 'u bar du'
pupu chi ddhiccava 'u gelatu), accanto alla casa delle bibite
"Quattrone" ( famosa pi' cazzusi ca' pallina) e Margheriti, entrambi di
fronte alla Villa Comunale Umberto Primo, s'incontravano gli
intellettuali del tempo ed il poeta veniva attorniato da giovani
emergenti quali : Nicola Giunta, Franco Saccà, Domenico Martino,
Giuseppe Morabito, Gaetano Cingari, i professori,cugini, Francesco De
Stefano(barbitta) e Domenico De Stefano (insegnate di lettere e
filosofia), autore, tra l'altro, di un libro del 1949 intitolato "La
poesia di Matteo Paviglianiti". Con Nicola Giunta, ventuno anni più
giovane, era nata un'amicizia seria e burlona, caratterizzata da una
serie di aneddoti, che durò quasi mezzo secolo, sino alla morte del
poeta, occasione ultima per Giunta e Cingari, per tenere entrambi il
discorso di estremo saluto per l'amico e ispiratore, là in Piazza
Castello, dove i Socialisti avevano portato ed accompagnato il feretro
dal ponte Calopinace(abitazione del defunto), percorrendo quella parte
di Corso Garibaldi che era stata il "Salotto di Don Matteo". Quivi tutti
i proprietari degli esercizi pubblici, al suo passaggio chiusero i
negozi in segno di lutto, commentando, in lacrime, la perdita di un
grande amico che usava verseggiare al loro incontro. C'è da dire che il
prete pro tempore, della vecchia chiesa del Sacro Cuore, non volle
benedire la salma ne presenziare ai funerali perchè il defunto era
socialista. I compagni di partito, allora, dirottarono i funerali sino a
Piazza Duomo, come una scena da film di "Don Camillo e l'Onorevole
Peppone". Erano di quelle cose che, facilmente, accadevano nella vita
pratica, ma senza la minima violenza, sta di fatto che Matteo
Paviglianiti fu "purgato" in vita e in morte, nella clandestinità della
Piazzetta e nel suo trapasso. Dopo tanti anni dalla scomparsa, i reggini
lo ricordano ancora per quello che il poeta era : un uomo mite e buono,
solo coi suoi pensieri di gioventù, quando aveva amato Elena Stracuzzi,
gentil donna costretta poi, dalla famiglia, a maritarsi ad un
sottufficile di cavalleria ed a vivere a Pinerolo. Questo tra gli altri
suoi dolori, guerre e terremoto del 1908 che gli fecero perdere parte
dei suoi familiari, lo resero cardiopatico, non sposò e tenne, nella sua
cameretta, una piccola foto della sua donna che non dimenticò mai. Alla
domanda perchè non si fosse più accasato rispondeva che la sua unica
fidanzata era morta di tubercolosi ed aveva inteso renderle onore
rimanendo scapolo e devoto sino alla morte. Nel 1960, Elena, rimasta
vedova, ritorna a Reggio Calabria, lo cerca presso il nipote Domenico
Marrari(mio padre), ma non può far altro che constatare che il suo
Matteo era già passato a miglior vita. Il tempo affievolisce i dolori di
Don Matteo, un uomo di grande energia mentale, dall'aspetto
pirandelliano, prima di morire lasciò un biglietto sul comodino : "
Amore, carità e perdono sono la mia fede", parole che si possono
leggere, ancora oggi, sullo sbiadito marmo della sua tomba nel cimitero
di Condera in Reggio Calabria.
in cui il poeta e filosofo socialista Matteo Paviglianiti, nato l'1
maggio 1874, mio prozio, fratello di mia nonna paterna, moriva...erano
circa le 16,30.L'indimenticato Matteo Paviglianiti ha dedicato
la sua vita al lavoro di barbiere, alla ...poesia
dialettale ed all'allora emergente politica socialista. Autodidatta, ma
finedicitore e filosofo, cantore in positivo della realtà geografica
reggina, Matteo era un fedele, non ecclesiastico, del buon Dio presente
in ogni suo verso. Le sue pubblicazioni, oggi conservate alla biblioteca
comunale della città, sono "U specchiu da vita" e "Lacrimi". Fu tra gli
otto fondatori del Partito Socialista di Reggio Calabria, ove si
riunivano come cooperativa "Vittorio Veneto" e, successivamente, "La
Vittoria", nella "Piazzetta", oggi "Piazza Italia". Il suo salotto era
quella parte della città che va dal Calopinace sino a Piazza Camagna e
nel suo negozio sito in Via Apromonte n° 10 (la strada che da piazza
Garibaldi porta ai mercati generali). Quì, nei Bar Giorgio( 'u bar du'
pupu chi ddhiccava 'u gelatu), accanto alla casa delle bibite
"Quattrone" ( famosa pi' cazzusi ca' pallina) e Margheriti, entrambi di
fronte alla Villa Comunale Umberto Primo, s'incontravano gli
intellettuali del tempo ed il poeta veniva attorniato da giovani
emergenti quali : Nicola Giunta, Franco Saccà, Domenico Martino,
Giuseppe Morabito, Gaetano Cingari, i professori,cugini, Francesco De
Stefano(barbitta) e Domenico De Stefano (insegnate di lettere e
filosofia), autore, tra l'altro, di un libro del 1949 intitolato "La
poesia di Matteo Paviglianiti". Con Nicola Giunta, ventuno anni più
giovane, era nata un'amicizia seria e burlona, caratterizzata da una
serie di aneddoti, che durò quasi mezzo secolo, sino alla morte del
poeta, occasione ultima per Giunta e Cingari, per tenere entrambi il
discorso di estremo saluto per l'amico e ispiratore, là in Piazza
Castello, dove i Socialisti avevano portato ed accompagnato il feretro
dal ponte Calopinace(abitazione del defunto), percorrendo quella parte
di Corso Garibaldi che era stata il "Salotto di Don Matteo". Quivi tutti
i proprietari degli esercizi pubblici, al suo passaggio chiusero i
negozi in segno di lutto, commentando, in lacrime, la perdita di un
grande amico che usava verseggiare al loro incontro. C'è da dire che il
prete pro tempore, della vecchia chiesa del Sacro Cuore, non volle
benedire la salma ne presenziare ai funerali perchè il defunto era
socialista. I compagni di partito, allora, dirottarono i funerali sino a
Piazza Duomo, come una scena da film di "Don Camillo e l'Onorevole
Peppone". Erano di quelle cose che, facilmente, accadevano nella vita
pratica, ma senza la minima violenza, sta di fatto che Matteo
Paviglianiti fu "purgato" in vita e in morte, nella clandestinità della
Piazzetta e nel suo trapasso. Dopo tanti anni dalla scomparsa, i reggini
lo ricordano ancora per quello che il poeta era : un uomo mite e buono,
solo coi suoi pensieri di gioventù, quando aveva amato Elena Stracuzzi,
gentil donna costretta poi, dalla famiglia, a maritarsi ad un
sottufficile di cavalleria ed a vivere a Pinerolo. Questo tra gli altri
suoi dolori, guerre e terremoto del 1908 che gli fecero perdere parte
dei suoi familiari, lo resero cardiopatico, non sposò e tenne, nella sua
cameretta, una piccola foto della sua donna che non dimenticò mai. Alla
domanda perchè non si fosse più accasato rispondeva che la sua unica
fidanzata era morta di tubercolosi ed aveva inteso renderle onore
rimanendo scapolo e devoto sino alla morte. Nel 1960, Elena, rimasta
vedova, ritorna a Reggio Calabria, lo cerca presso il nipote Domenico
Marrari(mio padre), ma non può far altro che constatare che il suo
Matteo era già passato a miglior vita. Il tempo affievolisce i dolori di
Don Matteo, un uomo di grande energia mentale, dall'aspetto
pirandelliano, prima di morire lasciò un biglietto sul comodino : "
Amore, carità e perdono sono la mia fede", parole che si possono
leggere, ancora oggi, sullo sbiadito marmo della sua tomba nel cimitero
di Condera in Reggio Calabria.
giovedì 25 novembre 2010
venerdì 19 novembre 2010
L'UOMO, L'ARTISTA, MANIPOLA I PRODOTTI DELLA NATURA, LI SCOLPISCE
Le condizioni generali del nostro pianeta, nel momento in cui ha fatto comparsa l'essere umano, dovevano essere molto particolari, poiché per moltissimo tempo nessun essere ha potuto viverci. Questo significa che la natura, nel suo complesso, ha leggi che possono anche non tener conto delle caratteristiche umane. Tuttavia, se consideriamo questo essere, l'uomo, come il prodotto più evoluto della natura, è difficile pensare che la natura stessa possa avere delle leggi che contrastino in maniera irreparabile con la sopravvivenza dell'umanità. La natura ha subìto un'evoluzione che trova nell'uomo il suo compimento, poiché è chiarissimo come essa sia passata da un primato attribuito alla forza e all'istinto a un primato attribuito all'intelligenza e alla sensibilità. La natura, ancora, ha trovato nell'essere umano il principio della propria razionalità e libertà. Essa ha prodotto una specie la cui libertà, per la prima volta, ha raggiunto i livelli massimi dell'auto consapevolezza e, negativamente, ha potuto volgersi contro le stesse leggi di natura. Tutto ciò fa pensare a una sorta di finalismo. E' come se l'uomo fosse il fine ultimo della natura. Cioè è come se la natura medesima fosse stata posta non tanto per se stessa, pur avendo in sé ogni ragion d'essere, quanto per qualcosa che alla fine l'avrebbe superata. A questo punto vien quasi naturale pensare che non solo la terra sia in funzione dell'uomo, ma anche l'intero universo. Al punto che il fatto stesso che l'universo sia esistito miliardi di anni prima della nascita della creatura umana non sta a significare nulla che possa mettere in discussione il primato assoluto dell'uomo. Quindi questo significa che tutta la natura è stata posta in funzione dell'uomo, pur non avendo essa, per vivere, necessità alcuna di quest'ultimo. E ogni tentativo di farlo sentire una piccola particella della natura contrasta decisamente col senso acuto della sua diversità, che è basata essenzialmente sulla consapevolezza di sé. La cosa strana è che in natura non esiste alcun altro essere che abbia come l'uomo un grado così elevato di auto consapevolezza. Se tale caratteristica fosse propria della natura, la si sarebbe dovuta constatare anche in altre specie animali. E se tanto mi dà tanto dobbiamo, per forza, meditare sulla logica di un Essere Superiore che ci ha "prodotti", non in una catena di montaggio, ma a Sua Immagine e somiglianza...Dio Padre.
DAL LIBRO DELLA GENESI...creazione dell'essere umano.
Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina, il sesto giorno....
venerdì 12 novembre 2010
UNA SERATA ALLA PIZZERIA " The Princess "- Cannavò(Reggio Calabria)
Tanti, come in ogni città o villaggio, sono i personaggi che danno folklore ad un ambiente sano e provinciale. In una zona grecanica di Reggio Calabria, una signora del posto, volendo sdradicare il gioco delle carte dal suo locale bar e ricreare un ambiente più giovanile, si trasforma in "Principessa Aurora" , rinnovando l'ambiente , adibendolo ad una pulitissima, ma piccola, pizzeria. Noi l'abbiamo assecondata ed una sera siamo andati sognando una vera serata con nobili di altri tempi.
SERATA DI GALA A CANNAVO'(Kannavò)...una frazione di Reggio Calabria, esattamente in Via Riparo, presso la signora Franca alias la "Principessa Aurora". Il suo locale è alla portata di tutti i "nobili" come si vede dalle immagini... buone pance e buone dentiere. Non è un obbligo l'abito da sera, ma è consigliabile fare degli elogi alla Nobildonna, magari un baciamano. Simpaticissima persona che, in una serata, cambia l'abito più volte e ti convinci di rivivere "Miseria e Nobiltà", di moscio c'è solo la "evve", ma i piatti sono ricchi ed abbondanti e la pizza...tanto buona che più buona non si può. Noi, per raggiungere il locale, abbiam tirato fuori la carrozza coi cavalli e, dopo aver vissuto la sfilata degli ospiti illustri, ci siamo precipitati dentro inchinandoci davanti a cotanta nobiltà, the "Princess" Aurora compresa. Le mie video foto la raccontano tutta.
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