venerdì 26 giugno 2015

REGGIO CALABRIA 'NA LANTERNA SUPR'O MARI - UNA LANTERNA SUL MARE VISTA, FOTOGRAFATA E RECITATA IL 23 GIUGNO 2015

REGGIO CALABRIA CREPUSCOLO SULLO STRETTO, ORE 19.45 DEL 23 GIUGNO 2015...SARO' RIPETITIVO, MA E' PIU' FORTE DI ME, DEVO FISSARE CIO' CHE L'OCCHIO VEDE E IL CERVELLO APPREZZA. NE FACCIO DONO A CHI QUESTI PANORAMI NON LI HA...NE AVRA' DI MIGLIORI ? MA QUESTA BALCONATA E' UNICA NEL MONDO.

                  ‘NA LANTERNA SUPR’O MARI

                        Passiandu nto stratuni, vitti luci, ddha, a punenti,
                        e curiusu dì ‘stu fattu scindu a mmari i ‘na calata.
                        Manu a mmanu chi calava, si japriva la me’ menti
                        e, rrivatu a via marina, ndebbi ‘u celu a me’ purtata.
      
                        O spittaculu divinu ! ‘U Signuri ndi parrava,
                        com’on film di Mosé chi lu vitti nta muntagna,
                        chi li strali, russi e gialli, nti ‘na petra nci minava
                        cu’ ‘na bbuci cavernusa…e scriviva nta lavagna.

                        Ddha, nte munti ‘i facci ‘i nuj, nta l’arturi siciliani,
                        chianu chianu si calava comu paddha china ‘i focu,
                        e rumbava supr’e cime, chi non su’ tantu luntani,
                        rialandu a nostra Rriggiu ‘nu barcuni ‘i santu locu.

                       
                        E luciva, supr’a l’acqua, rrialandu a nuj mortali,
                        comu fussi ‘u pararisu, chiddha immaggini lucenti,
                        gialla e russa, forti assaj, ch’a sparmava supr’o mari
                        com’avvisu di grandizza chi suvrasta tutt’i ggenti.

                        Rriggiu cara, cu’ ti fici est’Amuri e ppoi Grandizza,
                        ti purgiu, supr’a ‘sta terra, la so’ mano benvoluta.
                        Ti cantau lu to’ pueta chi non ebbi mai ‘na stizza,
                        e, a difesa ‘i ‘sti culuri. nc’è ‘na manu rrisuluta.

                        Nti la rriva culurata, tra li petri e l’acqua argentu,
                        nc’è lu parmu di ‘na fata chi ti canta la so’ strina,
                        quandu carma è la jurnata senza ‘n’alitu di ventu,
                        e ti porgi un panorama cu’ l’immaggin’i Missina.

                        Basta, oj staju zzittu, vogghiu sulu arrimirari
                        ‘stu rrialu, chi trasforma la tristizza in sana ggioja.
                        Vardu ‘u celu, vardu a mmari e li vogghiu, poi, abbinari
                        ‘o sprinduri di la stiddha supr’a chiddha “mangiatoja”.

                                     
                                        Salvatore Marrari  24 giugno 2015


TRADUZIONE PER I NON AVVEZZI AL DIALETTO REGGINO

Passeggiando nello stradone, ho visto una luce, la, a ponente, (sul Corso Garibaldi)
e curioso per questo fatto scendo al mare da una discesa.
Mentre scendevo, si apriva la mia mente
e, arrivato alla marina, ho avuto il cielo alla mia portata.

O spettacolo divino ! Il Signore ci parlava,
Come nel film di Mosé che l’ha visto nella montagna,   (Sinai)
che strali, rossi e gialli, in una pietra gli lanciava
con una voce cavernosa…e scriveva nella lavagna.

La, nei monti a noi di fronte, nelle alture siciliane,
piano piano scendeva come palla piena di fuoco,
e rombava sopra le cime, che non sono tanto lontane,
regalando alla nostra Reggio un balcone da sacrario.

E luccicava, sopra l’acqua, regalando a noi mortali,
come fosse il paradiso, quella immagine lucente,
gialla e rossa, assai forte, che la spalmava sul mare
come avviso di grandezza che sovrasta tutte le genti.

Reggio cara, chi ti ha creato è Amore e poi Grandezza,
Ti ha porto, su questa terra, la sua mano benevola.
Ti ha cantato il tuo poeta che non ha mai avuto stizza,    (poeta Matteo Paviglianiti)
e, a difesa di questi colori, c’è una mano decisa.

Nella riva colorata, tra i sassi e l’acqua argentata,          
c’è il palmo di una fata che ti canta la sua strina,    (Fata Morgana - canzone natalizia)
quando calma è la giornata senza un alito di vento,
e ti porge un panorama con l’immagine di Messina.

Basta, ora sto zitto, voglio solo rimirare
questo regalo, che trasforma la tristezza in sana gioia.
Guardo il cielo, guardo il mare e li voglio, poi, abbinare
allo splendore di quella stella apparsa sulla mangiatoia.



















                       


                        

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